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La crisi nell’agonia delle merci

18 Febbraio 2009

La crisi nell’agonia delle merci, di Norma Rangeri

Della crisi economica si parla e si scrive in abbondanza. La televisione tratta l’argomento come una emergenza tra le tante. Immigrazione, violenza, testamento biologico, crisi economica sono titoli nei telegiornali. Ma se la crisi la vedi, cominci anche a sentirla. Se vedi le facce dei disoccupati, le case dei cassaintegrati, i presidi degli operai infreddoliti davanti ai cancelli delle fabbriche che chiudono, le aziende semideserte e i magazzini pieni di merci invendute, allora cominci a capire cosa sta già succedendo e cosa accadrà nei prossimi mesi e anni.
Nella puntata di Presadiretta (Raitre, domenica, http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-PresaDiretta%5E17%5E185760,00.html) intitolata «Senza lavoro», le telecamere di Riccardo Iacona hanno girato l’Italia, dal Piemonte alle Puglie, mostrando alcuni epicentri del terremoto. Dal distretto pugliese dei divani, alle fabbriche emiliane di ceramiche, ai laboratori della moda milanese, al distretto friulano delle sedie. La scena più frequente mostra un cambiamento strutturale: la maggior parte di quelli che perdono il lavoro sprofondano nell’esercito di riserva, diventano lavoratori in nero della stessa azienda che li ha messi in mobilità. Questo consente di rimettere insieme uno stipendio, ma l’illegalità dilaga e l’arretramento delle condizioni di lavoro trasforma l’operaio, fino a ieri garantito, in un clandestino. A volte «cinese» solo di fatto (scantinati senza aria, ritmi al limite delle possibilità), spesso cinese a tutti gli effetti visto che i controlli della guardia di finanza scoprono laboratori con veri immigrati cinesi addetti a lavorazioni lasciate dai cassintegrati. L’altra immagine forte sono i capannoni con le postazioni di lavoro vuote, a cui fa da specchio l’ammassarsi di enormi quantità di merci che nessuno vuole o può più comprare. Dal piccolo negozio di abbigliamento dove non entra nessuno, allo sconfinato outlet sommerso dall’invenduto. La merce diventa la muta spettatrice di uno spettacolo surreale: ha perso il suo valore di scambio (chi la produce non ha a chi venderla), e il suo valore d’uso (il consumatore a cui è destinata non la compra).

La sovrabbondanza di merci abbatte i prezzi, le aziende crollano in sei mesi, nel nordest i fallimenti sono aumentati del 192 per cento. Fa impressione un magazzino di Udine pieno, dal pavimento al soffitto, di sedie già imballate e pronte per le esportazioni negli Usa, quando un annullamento dell’ordine è giunto come una mannaia. E così per tutti i marchi del made in Italy. Con «Senza lavoro» si guarda un’inchiesta che è anche un piccolo trattato di economia che, in via eccezionale, occupa la serata della famiglia italiana, prima di farla entrare nella sfarzosa bolla della kermesse sanremese.

  1. 8 Marzo 2009 a 22:51 | #1

    hai un blog bellissimo, comunque il detto di eisten è anche il mio

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