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Archivio per la categoria ‘Spettacoli’

Naomi Klein. Israele: Boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni.

18 Gennaio 2009 Commenti chiusi

Alexandros Andreas, riccioli neri

8 Dicembre 2008 Commenti chiusi

Alla ricerca della cittadinanza sociale perduta

29 Novembre 2008 Commenti chiusi

Il titolo ha un vago sapore proustiano e si riferisce al cosiddetto ceto medio, mai come ora categoria sociale dai contorni indefiniti e sfuggenti e mai come ora oggetto di studi. Come ai tempi della Repubblica di Weimar, il rischio democratico si materializza nei periodi in cui una larga fetta della "società di mezzo" entra in crisi. Su La Repubblica di oggi un articolo di approfondimento che riporto integralmente.

 "Ceto medio in crisi, alla ricerca
della cittadinanza sociale perduta"

Negli Usa il piano di salvataggio della middle class è tra i principali impegni di Obama
E in Italia? E’ difficile già tracciare i confini e identificare le ragioni del malessere

 Il presidente neoeletto degli Stati Uniti ha garantito che "un piano di salvataggio della classe media" sarà tra le sue priorità, una volta insediato alla Casa Bianca. Ma di "malessere del ceto medio" si parla da anni in tutti i Paesi occidentali, anche se le soluzioni stentano ad arrivare. "Ceto medio. Perché e come occuparsene", è il titolo del volume, edito da Il Mulino, che raccoglie i primi risultati delle ricerche condotte da un gruppo di lavoro costituito presso il Consiglio italiano per le Scienze Sociali, del quale fanno parte 12 ricercatori e 18 borsisti. Il progetto è coordinato dal sociologo Arnaldo Bagnasco.

Professore, ma perché è così importante salvare il ceto medio?
"Quello che sappiamo è che una crisi pesante del ceto medio ha sempre giocato contro la democrazia. Certo, è rischioso fare confronti con il passato, ma per esempio quando in Germania c’è stata una forte deriva in senso totalitario, negli anni che portarono Hitler al potere, certamente erano coinvolte fasce di contadini e operai, ma il punto fondamentale era che c’era un ceto medio diseducato politicamente, che non era in grado di fornire alcun appiglio culturale. Dobbiamo avere paura di un ceto medio culturalmente e politicamente disorientato".

Cosa ha innescato la crisi del ceto medio?
"Abbiamo avviato le nostre indagini circa un anno fa. La nostra idea è stata quella secondo la quale si capisce molto dei cambiamenti attuali se si comincia a guardare nel mezzo della scala sociale. La questione del ceto medio è stata sollevata innanzitutto da inchieste giornalistiche, e non solo in Italia, soprattutto negli Stati Uniti, dove la middle class è il perno non solo della società, ma anche dell’idea di società. Il sogno americano consiste proprio in questo, nella possibilità per tutti di acquistare una posizione sicura e ragionevole nella società. Negli Stati Uniti questa prospettiva è andata in crisi soprattutto con lo sfrenato liberismo di mercato. Per cui c’è stato un allungamento della parte della struttura sociale che era nel mezzo: molti sono scesi verso il basso, pochi sono schizzati verso l’alto. E’ successo anche in Italia. Per cui è entrata in crisi l’idea di ceto medio come condizione di piena cittadinanza sociale".

Chi fa parte del ceto medio oggi?
"Il ceto medio costituiva il 60 per cento della popolazione; adesso questa percentuale è un po’ scesa, è tra il 50 e il 60. Include autonomi o dipendenti, del pubblico o del privato. Un insieme di popolazione che, sulla base di risorse proprie o con il contributo dei sistemi di welfare, rispetto al passato ha raggiunto condizioni di sicurezza, un buon reddito, la garanzia sulla cura della propria salute e la tranquillità per quando si diventa anziani. Una parte di questa popolazione adesso si considera a rischio, è in difficoltà. Ed è difficile ricollocarla, perché non può essere definita come classe popolare o classe operaia: si tratta di ceto medio in difficoltà. Il problema riguarda soprattutto i giovani, che avvertono un ingresso difficile nella vita adulta".

Ma è soltanto lo status economico che definisce il ceto medio, e in questo caso le soluzioni alla crisi sono quindi solo di tipo economico?
"Quando si ragiona sul ceto medio, si fa riferimento non soltanto a livelli di reddito e di consumo, ma anche a scelte precise. C’è un’importante questione di status, abitudini alle quali il ceto medio difficilmente rinuncia: le vacanze, gli spettacoli, uscire a cena fuori, le dimensioni culturali sono molto importanti, per questo vanno studiate bene a fondo".

E dunque quali dovrebbero essere le linee fondamentali di una politica a favore del ceto medio? Se negli Stati Uniti il nuovo presidente Obama sembra saperlo molto bene, in Italia si attendono proposte.
"Con questi nostri primi risultati intendiamo orientare delle discussioni pubbliche che possano aprire prospettive in relazione alla politica. Nei prossimi mesi abbiamo in programma una serie di iniziative pubbliche, nel corso delle quali discuteremo con vari interlocutori delle implicazioni delle nostre ricerche. Tenendo presente che nel ceto medio c’è di tutto: Sylos Labini parlava di ‘topi nel formaggio’ per indicare le classi chiuse in se stesse. Ma c’è anche un ceto medio di sviluppo, fatto soprattutto da artigiani e piccoli imprenditori. Ci sono gli immigrati di ceto medio, o che lo stanno diventando. Nella classe media sono entrati anche gli operai. Linee diverse, ma che possiamo ricomporre in una politica complessiva".
di ROSARIA AMATO

4′ 33″

29 Novembre 2008 Commenti chiusi

indecorose e libere: donne in piazza contro la violenza

23 Novembre 2008 1 commento

Da una statistica dello scorso anno (dati Istat ) la violenza sulle donne riguarda in Italia quasi 7 milioni di persone. Ogni 3 giorni una donna viene uccisa e nella maggior parte dei casi ciò succede all’interno delle famiglie per mano dei partner, dei fidanzati, dei mariti. Nel 2007, sono 126 le donne uccise a causa delle violenze perpetrate dagli uomini. Tra questi, 44 sono i mariti, 11 i fidanzati o i conviventi, nove gli ex mariti e gli ex fidanzati, 10 i figli e 14 gli sconosciuti.

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La panchina di Rimini

12 Novembre 2008 Commenti chiusi

ottanta giorni all’alba

10 Novembre 2008 Commenti chiusi

Naomi Klein è diventata famosa soprattutto per aver scritto "No Logo" e poi "Shock Economy". In quest’ultimo libro l’autrice e giornalista canadese ha fatto una limpida analisi e denuncia di quello che può essere definito il "capitalismo di conquista" quello cioè che sfrutta cinicamente i disastri. Naomi Klein definisce nel suo "Shock Economy" come "capitalismo dei disastri" quel certo tipo di raid orchestrati contro la sfera pubblica in seguito a eventi catastrofici, un modello legato a una visione dei disastri come splendide opportunità di mercato per alcuni. Un guru nel campo è considerato Milton Friedman che fondò "la scuola di Chicago" e che imparò la tecnica dello sfruttamento di una crisi su larga scala verso la metà degli anni Settanta facendo da consigliere al dittatore cileno Augusto Pinochet.

Secondo questa teoria ben collaudata "la paura e il disordine offrivano promesse concrete". Insomma, la morale è che quando ci sono dei disastri, da quelli dovuti a calamità naturali, alle guerre oppure alle pessime congiunture economice, innumerevoli persone e famiglie vanno in rovina però… c’è sempre qualcuno che sulle disgrazie degli altri si arricchisce, a discapito del bene pubblico e della collettività.

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Il futuro non è una promessa.

7 Novembre 2008 6 commenti

Al di là di ogni immaginazione

5 Novembre 2008 Commenti chiusi

Ha vinto al di là di ogni immaginazione.

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solo liberi pensieri

28 Ottobre 2008 Commenti chiusi